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La prima chiesa

Agli inizi degli anni ’30 c’era proprio bisogno di una chiesa, a Bellaria mare; in effetti, cosi si esprime il messaggio che il Comitato promotore pro Chiesa di Bellaria invia, in quel tempo, a tutti i cittadini tramite un foglietto numero unico: “Dare a Bellaria una Chiesa rispondente ai bisogni della popolazione stabile e della sempre crescente colonia bagnante...”. Il paese stava crescendo, la chiesa parrocchiale, a Bellaria monte, era distante. Qui, a Bellaria mare, c’erano tre nuclei significativi, sotto la Statale: la zona della Borgata, vicino al vecchio ponte sul fiume; le casette dei pescatori, lungo il fiume e in prossimita del mare (il Porto); la Cagnona, ancora prevalentemente rurale, ma gia con tanti villini per i turisti. Ogni estate un numero sempre maggiore di turisti frequentava le spiagge e la vita del paese; tanti di loro chiedevano un servizio liturgico, almeno la messa domenicale.

Lo scritto a mano, di don Giuseppe, ricorda che la chiesa fu costruita nell'anno della Conciliazione tra stato e chiesa (Patti lateranensi)

L’iniziativa fu assunta dal Comitato sorto nel 1928, di cui segretario era don Settimio Antonioli, parroco della parrocchia di S. Margherita, che allora comprendeva tutto il territorio di Bellaria (oggi e la parrocchia di Bellaria monte). Un po’ alla volta l’idea si fece strada. Cominciarono ad arrivare offerte, sia dai bellariesi, ma molto anche dai turisti estivi. I fratelli Biagio, Lino e Pio Vasini donarono il terreno. Il progetto, come pure la direzione dei lavori, furono affidati all’Ing. Enrico Poggiali, di Ravenna; egli intendeva richiamarsi ai modelli delle chiese ravennati, sia come materiale che come figura architettonica. La scelta era indubbiamente felice: essa evidenziava un legame, non solo artistico o storico, ma direttamente religioso e spirituale (in effetti la chiesa di Ravenna e stata la chiesa madre per la Romagna, e a partire da questa citta il cristianesimo si e diffuso progressivamente nelle varie Diocesi). Il Vescovo di Rimini, Mons. Scozzoli, approvo e benedisse l’iniziativa. Il 4 agosto del 1929 veniva solennemente posta la prima pietra, con la benedizione del Vescovo. E i lavori iniziarono.

Mons. Scozzoli, vescovo di Rimini, benedice la prima pietra (1929)

Nel numero unico del 1930, cosi veniva presentata la chiesa: “La nuova chiesa sorge in V.le Paolo Guidi a circa meta tra la Stazione e la Piazza principale. La facciata e esattamente parallela al viale e viene cosi ad essere rivolta verso il mare. La chiesa e ad una navata a forma di croce, con due cappelle laterali. La lunghezza totale e di m. 34 circa compreso il portico anteriore... Avra una cupola alta circa m. 15, per cui i pescatori la potranno scorgere anche di lontano. L’esterno sara in mattoni a faccia vista, mentre l’interno sara intonacato e decorato”.

La costruzione fu portata a termine nel ’35 (dopo sei anni di lavoro), e si inizio a celebrare in quella stessa estate. L’anno dopo, il 4 giugno 1936,

Mons. Scozzoli consacrava la nuova chiesa, dedicandola al Sacro Cuore di Gesu. Diversi motivi hanno probabilmente concorso a questa dedica: la devozione al Sacro Cuore era allora molto fiorente nella vita cristiana; inoltre l’istituto delle suore presenti a Bellaria (le suore di Villa Gioia) era intitolato al S. Cuore di Gesu.

La nuova chiesa non aveva ne il campanile, ne la canonica al suo fianco: emergeva sola e maestosa nella grande spianata. C’era solo la piccola sagrestia a destra. Funziono cosi, per diversi anni, come succursale della chiesa parrocchiale, che rimaneva su, a Bellaria monte. Quando don Giuseppe Canini, primo parroco di Bellaria mare, giunse nella nuova parrocchia, il 3 giugno del 1947, si rese conto che ormai la chiesa era piccola (stava crescendo sia il paese che il turismo, dopo le ferite della guerra). Bisognava fare qualcosa. Il fronte, appena passato, aveva danneggiato in parte il fianco sinistro e anche, all’intemo, il crocifisso.

1949: la chiesa viene ampliata, con la costruzione della navata di sinistra
Dopo la chiesa, viene costruito il campanile, poi la canonica
Poco dopo (20 dicembre 1949) ci fu la tragedia del peschereccio “Giovanni Clelia” e, di conseguenza, maturo la scelta di erigere una cappella alla Madonna del mare, detta anche cappella dei marinai. Si penso allora di ampliare la chiesa nel suo lato sinistro: la fiancata fu demolita (vi rimasero solo le grandi colonne portanti) e si ricavo lo spazio per la nuova navata laterale (sull’altro lato cio non fu possibile, per problemi di confine). Fu anche costruito il campanile, nella sua forma attuale.

1952: don Giuseppe celebra il 25° di sacerdozio, alla presenza di Mons.Biancheri. La foto documenta come era allora l'altare e il presbiterio

Cosi si presentava la chiesa dopo i lavori eseguiti negli anni '70, e fino alla ricostruzione

Dopo questi lavori, la nostra chiesa rimase per anni senza particolari aggiunte o novita, ne all’interno, ne all’esterno. Gli ultimi lavori vi vennero eseguiti, dopo il Concilio (primi anni ’70), quando si tratto di trasformare i I presbiterio, per adattarlo alla nuova liturgia: fu rimosso il primo altare, che era in legno e rivolto verso la parete absidale, fu costruito un nuovo altare (al centro del presbiterio) ed un nuovo tabernacolo, mentre veniva rimossa la balaustra.

Nel numero unico del 1930 era scritto: “Per chi obietta che la nuova chiesa e troppo piccola, si sappia che conterra circa il doppio della vecchia Parrocchiale (di Bellaria monte). Con l’andare degli anni si potra, volendo, costruire due navate laterali e poi... se fra un secolo non bastera ci saranno altri apensarci”. E’ motivo di stupore e meraviglia quanto esatte siano state queste previsioni; solo, esse si sono verificate in tempi ancora piu rapidi: dopo la guerra la costruzione della navata, ed ora la ricostruzione dell’intera chiesa!

L'intemo della chiesa, prima della demolizione, visto dall'altare

In effetti, agli inizi degli anni ’90 ci si e resi conto che c’era bisogno di sistemarla in maniera decisiva, dato che i problemi alla struttura erano diventati molti e gravi: ad es. gia da un po’ di tempo si pensava di rifare il pavimento, non piu decoroso e dal quale trasudava umidita. Ma gli interventi necessari riguardavano vari aspetti: il tetto (dal quale filtrava acqua, sintomo di un degrado pericoloso), il presbiterio (bisognava renderlo piu adatto, piu funzionale, e piu ricco di simboli); inoltre bisognava rifare tutti gli impianti (riscaldamento, luce e audio). C’era anche il grave problema delle colonne tra le navate, che separavano in due la chiesa, rendendo impossibile a molti di vedere l’altare, il tabernacolo e la celebrazione, e rendendo difficili i movimenti e gli spostamenti (ad es. per accostarsi alla comunione).

Bisognava intervenire. Per un po’ si e rimasti incerti se eseguire solo qualche opera di restauro, o se intervenire in maniera radicale e completa. Nel maggio del 1991 e stata fatta una consultazione ampia tra la gente, durante gli incontri nelle zone. Il parere e stato ampiamente favorevole ad eseguire lavori radicali. La decisione di procedere ad una completa ricostruzione della chiesa parrocchiale e stata presa, dai Consigli pastorale ed economico (con decisione unanime), nella primavera del 1992. Quindi e stato costituito un “Comitato pro chiesa” che ha seguito i lavori ed ha trovato le forme per il sostegno economico. I lavori sono iniziati a febbraio del 1993, guidati, nel disegno e nella direzione dei lavori, dall’Ing. Italo Lazzarini. Nell’estate del 1994 ( 1 ° luglio) abbiamo fatto un ingresso temporaneo nella chiesa nuova. L’abbiamo lasciata dopo Ferragosto (perche vi fossero eseguiti ulteriori lavori, in particolare il pavimento) e ci siamo tornati, in forma definitiva, per inaugurarla il 14 ottobre 1994. In seguito, sono state realizzate gradualmente varie opere interne (altare, confessionale, bussola, sedie a muro, ambone...) ed altre ancora saranno pian piano eseguite negli anni.

Primavera del 1993: la chiesa viene demolita, poi si recuperano i mattoni (rimane in piedi solo la fiancata di destra)