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Fede

Mese Mariano

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Sabato 19 settembre 2015 (ore 13:30 – 18:30) RIMINI

Sabato 19 settembre tutti i fedeli della Diocesi di Rimini sono invitati ad un Pellegrinaggio a Loreto, per affidare alla protezione di Santa Maria di Nazaret l’impegno missionario delle nostre Comunità e la preparazione al Giubileo della Misericordia.

Questo è il programma:
ore 13.30 partenza
ore 15.00 – 17.00 preghiera, intervento del Vescovo, preghiera personale e confessioni (nella nuova cripta del Giubileo 2000)
ore 17.00 S. Messa di orario (in Basilica) presieduta dal nostro Vescovo
ore 18.30 ai pullman per ritorno.

La Santa Casa di Nazaret ci richiama il primo annuncio del Vangelo (“Rallegrati, o amata dal Signore”), la risposta generosa della fede (“Eccomi…”), il desiderio di “andare”, di condividere la gioia di questo dono.
Maria è modello a cui ispirarsi (“Qualsiasi cosa vi dica, fatela” Gv 2) e Madre che ci accompagna.

Organizzazione tecnica:
Ariminum Viaggi
0541 56679
gruppi@ariminum.it
www.ariminum.it

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Carissimi,

la nostra Diocesi ha il privilegio di accogliere dal 20 al 24 Giugno, le reliquie di Santa Bernardette Soubirous.

Martedì 23 giugno 2015 le Reliquie saranno esposte nella nostra parrocchia del Sacro Cuore di Gesù – Bellaria,.

–          ore 10,00 Arrivo delle Reliquie

–          ore  10,30 Santo Rosario

–          ore 11,00 Santa Messa

–          dalle ore 12,00 preghiera personale

–          ore 14,00 Salutiamo Santa Bernardette

 

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1° gennaio 2015

Solennità di Maria Madre di Dio e giornata mondiale della Pace. Tutti noi oggi veneriamo Maria santissima, Madre di Dio e Madre della Chiesa e invochiamo la sua protezione all’inizio del nuovo anno, quale segno di consolazione e di sicura speranza.
Maria Madre di Dio

 

I  pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Maria custodiva queste cose, meditandole nel suo cuore.

LA Vergine Maria ha accolto Gesù come una madre accoglie suo figlio. Nella fede si è aperta totalmente al suo mistero. Ella è la Madre santa, la piena di grazia che ha dato alla luce il Salvatore. Nella fede Maria trova il suo più bel titolo di gloria, sulla fede si fonda la sua maternità spirituale. L’invocazione liturgica, che Mosè indica ai sacerdoti quale formula per benedire e attirare la benevolenza divina sul popolo eletto (I Lettura), descrive la fede di Israele nel Dio vivente, sempre presente e all’opera nel cuore dell’umanità. San Paolo (II Lettura) ci svela il disegno di Dio che ha voluto che il suo Figlio si facesse uomo nascendo da una donna, affinché diventassimo suoi figli e imparassimo a vivere come tali, nella libertà e nell’amore. Il Vangelo, scelto per la liturgia di inizio anno, racconta la visita dei pastori al presepio. La vergine Maria prega e medita in silenzio le meraviglie operate da Dio. Gli auguri per il nuovo anno alla luce della fede non possono consistere solo in parole, ma debbono tramutarsi in azioni che promuovano la pace tra di noi e nel mondo intero.

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Oggi è nato per voi il Salvatore

Vangelo: Lc 2,1-14 

Anche noi in questa notte di Natale siamo un popolo nelle tenebre. Nella notte ci incamminiamo per recarci nelle nostre chiese, ed è una cosa inconsueta. Generalmente ci andiamo la domenica alla luce del sole, invece per Natale ci incamminiamo nel cuore della notte. Anche a noi, ad un certo punto, appare la luce – è il momento nel quale intoniamo il Gloria: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama. Le nostre chiese si riempiono di luce, suonano le campane, un evento gioioso si rende presente. E’ il momento nel quale – come dice la seconda lettura – appare per noi la grazia di Dio. Appare per noi, cioè si manifesta, si fa vedere la grazia di Dio. “Grazia di Dio” vuol dire dono di Dio, ma vuol anche dire bellezza di Dio. Quale dono il Signore ci fa, quale bellezza vediamo? Che apparizione abbiamo?

Quando la gloria di Dio appariva nell’Antico Testamento, c’erano lampi, tuoni, suono di tromba. Tutti nascondevano la faccia ed avevano paura, proprio come i pastori del vangelo di questa notte. Qui invece, il segno che ci è dato è triplice: un bambino in una mangiatoia, uno straniero, un povero.

Il Signore della storia, questo Dio che può tutto, lo vediamo qui, in questo contesto, apparentemente in balia degli eventi della storia. C’è un censimento che obbliga Maria e Giuseppe a lasciare la sicurezza di Nazareth, per recarsi in un luogo straniero e ostile proprio nel momento in cui Maria deve partorire. I genitori di Gesù si trovano in una situazione di emigrati, si trovano lontani dalla loro patria, e appunto perché stranieri suscitano sospetto, sono messi da parte, sono oggetto di pregiudizi: Da Nazareth può venire qualcosa di buono? Tutto questo succede nel momento di più grande fragilità, di più grande bisogno: proprio quando Maria deve partorire si trova lontana da casa, sola con Giuseppe, rifiutata.

In cosa tutto ciò manifesta la gloria, la grazia, la bellezza, il dono di Dio? In cosa, attraverso eventi così tristi, vediamo la bellezza di Dio? Tutto dipende dall’immagine che ci facciamo di Dio. Pensiamo a lui come un Dio potente, come ad un imperatore romano che scomoda il mondo intero per misurare l’ampiezza del suo potere, facendo questo censimento, così da poter contare quanti milioni di sudditi ha e soprattutto può determinare quante tasse far pagare loro? Oppure l’idea che abbiamo di Dio è quella di un Dio di cui avere paura, come i pastori che sono presi da grande timore? O ancora abbiamo l’idea di un giudice inflessibile che, quando pecchiamo, è pronto a punirci?

Oppure di un Dio lontano, che è difficile da raggiungere, che forse neanche ci ascolta?

Non c’è niente di bello, niente di grazioso in un tale Dio che in realtà è un riflesso dell’uomo, della sua idea di Dio, è un idolo.

Dio si è chiesto: “Come posso far percepire agli uomini la mia vera bellezza, cioè il mio amore per loro? Come posso far capire loro che vengo non per giudicarli, ma per salvarli, non per infierire su di loro, ma per curare le loro ferite, non per rimproverare loro le loro colpe, ma per liberarli dalla colpevolezza, dal peso che grava sulle loro spalle?” Dio si è chiesto: “Come posso far capire agli uomini qual è la mia vera bellezza? Aiutarli a superare i loro idoli, l’immagine falsa che si fanno di me?”.

Ebbene, quando Dio si è chiesto queste cose, ciò che ha deciso di fare, il modo nel quale ha deciso di farsi vedere, di apparire a noi – il modo nel quale la grazia, la bellezza di Dio ci è apparsa, è stato quello paradossale di un bambino, di un bambino immobilizzato in fasce, in una mangiatoia, pronto a farsi cibo per noi, cioè tutto offerto a noi, dono per noi. E poi, un bambino nella situazione di straniero. Infine, un bambino in una situazione di povertà.

Che cosa straordinaria questa! Ce lo siamo ripetuti, lo abbiamo sentito tante volte, ma non lo avremo mai meditato abbastanza: il luogo che Dio ha scelto per farsi uomo è stato quello dell’emarginazione, della povertà. E’ stato un luogo di rifugio, di riparo, perché non era voluto lì dove vivevano gli altri.

E’ questo il Signore. E’ questo il Dio potente: sulle sue spalle c’è il potere. Grande sarà il suo potere. Però non è il potere che immaginiamo noi, quello che schiaccia, quello che pesa. E’ il potere di colui che conquista per mezzo della sua debolezza.

Che cosa c’è di potente, di bello, in un bambino immobilizzato in fasce in una mangiatoia? C’è di potente il fatto che questa notte, tutti celebriamo la sua nascita. Pensiamoci: 2000 anni fa nasceva un bambino da genitori sconosciuti, in un luogo sconosciuto, emarginato, povero, straniero, e da allora ne celebriamo ogni anno la nascita.

C’è di potente il fatto che questo bambino fa rinascere in noi la speranza, il desiderio di cambiare la nostra vita, di ritornare al Signore, il pentimento. E’ spesso questa la notte, l’occasione nella quale tutti o quasi tutti ci confessiamo, ci riconciliamo con Dio o piuttosto ci lasciamo riconciliare con lui.

C’è di potente il fatto che vedendo Dio rendersi così indifeso, muto, inerme, siamo spiazzati – la nostra immagine, il nostro idolo di Dio è infranto.

C’è di potente che di fronte a un Dio che si fa piccolo in questo modo, non sappiamo, non possiamo, non vogliamo più resistere.

Un bambino ispira tenerezza per un po’, ma poi ci si fa l’abitudine. Questo Dio-bambino invece, ha sconvolto la storia e ci commuove, ci seduce, ci scomoda nel cuore della notte, a mezzanotte, ci conquista da duemila anni. Questo bambino con le braccia aperte, questo Dio impotente, come può essere lui il salvatore? Eppure lo è.

E’ il salvatore, perché Dio non vince con la forza, ma con la persuasione. Non vince con la violenza, ma con la dolcezza. Non vince con la punizione, ma con il perdono e la misericordia.

Questo bambino, questo Dio-bambino ci ripete: “Non abbiate paura. Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo. Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

Ci ripete: “Non abbiate paura di chi è in una situazione di povertà. Non abbiate paura dello straniero, dell’immigrato”.

La crisi che attraversiamo, manipolata purtroppo da potenti spinte demagogiche, gioca sulle preoccupazioni normali cercando di esasperarle. Vuole farci avere paura di tutto ed in particolare di coloro che sono più inermi e poveri intorno a noi, e spesso proprio dello straniero e dell’immigrato. Vuole che li rigettiamo, che li rifiutiamo. Vuole perpetuare quello che in questa notte è stato fatto subire a Maria, a Giuseppe e a Gesù. Vuole ripetere la storia di duemila anni fa: non c’era posto per lui.

Vuole condurci, ancora oggi, a rifiutare di accogliere Cristo: ogni volta che avrete rifiutato il povero, l’immigrato, lo straniero, avete rifiutato me.

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E’ veramente Risorto. Alleluia!

Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.
 

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PARROCCHIA SACRO CUORE DI GESU’ BELLARIA

MESSAGGIO DI PASQUA

L’ESPERIENZA DELLA NOSTRA FEDE

 

Noi crediamo in te Dio Padre che sei fonte di grande gioia, sostegno e conforto.

Tu diventi “la certezza” della nostra vita. Tu trovi “svolgimento” nella nostra quotidianità, come un lento e incessante operare che si esprime  nell’amore e nella presenza.

“Sei la gioia più grande e ci fai sentire infinitamente amati”; “sei vita, verità e amore”; “ci hai sempre accompagnato nei momenti più belli della nostra vita”. “Quando ci affidiamo a Te, siamo più sereni, sentiamo che ci guidi”; “sentiamo che ci vuoi bene e ci cerchi”; “tutto è presenza di te”.

Noi crediamo in te Gesù Cristo, Parola di Dio, che ci riveli il Padre e la nostra dignità di figli.

“Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” diventa trasporto gioioso verso il prossimo; “Io sono la Via, la Verità e la Vita” è il nostro sguardo verso la meta; “Venite voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò” è la carezza più dolce alle nostre ferite;  “Seguimi!” riscopre un cammino libero dalle esitazioni; “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” ci tocca il cuore con commozione profonda perché in quel perdono è ognuno di noi; “Tutto passa ma le mie parole non passeranno” è il senso dell’eterno che ci rassicura dentro la verità; “Qualunque cosa voi facciate a uno dei più piccoli, l’avete fatta a me” ci rimanda all’attenzione più semplice e spontanea data al prossimo, al bisognoso, quando ci interpella con i tuoi occhi.

Noi crediamo in te Spirito Santo, amore di Dio che ti manifesti nel bene che viene compiuto e operi cose buone e belle nel cuore di ogni uomo.

“Tu sei fonte di gioia, forza e pace”; “Colui che sostiene e rende salda la nostra fede nella vita quotidiana”. “Ci aiuti nel vivere e mettere in pratica la Parola di Dio”; “ci dai la forza di andare avanti, di saper amare e perdonare”.

Noi crediamo la Chiesa comunità di fratelli radunati da Gesù Cristo risorto che ci edifica con l’Eucaristia, la Parola, la preghiera, l’impegno concreto nelle varie attività proposte in parrocchia: ogni esperienza che ci permette di condividere profondamente il messaggio di Gesù, crescendo nella comunione e nella carità.

Noi crediamo che ognuno di noi contribuisca alla crescita della comunità cristiana “esprimendo la gioia dell’incontro con Dio nella vita di tutti i giorni”; “dicendo un sì a Gesù come ha fatto Maria; “portando la comunione agli ammalati sempre con un sorriso”; “aiutando gli altri nel bisogno”; “educando i figli alla fede e indicando loro una strada buona: quella di seguire, anche dopo la Cresima, i gruppi della parrocchia”; “pregando e soffrendo per l’atteggiamento di certe persone”; “dimostrando che chiunque, come me, può unirsi alla Comunità”…

Noi crediamo nella bellezza e pienezza della vita cristiana che, insieme alla libertà, ci dona gioia, felicità, amicizia e consolazione; la certezza di essere un giorno accolti dall’abbraccio eterno del Padre.

Sì, perché:cerchiamo di capire lo scopo della nostra vita”; “essere cristiani è la chiave della felicità” e “dà un altro senso alla vita”; “sentiamo che Gesù è sempre vicino a noi”; “quando siamo soli, quando abbiamo bisogno di qualcuno con cui parlare, possiamo confidarci con Gesù” …

Buona Pasqua  

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Camminare, Edificare, Confessare

Ci uniamo alle tue parole Santo Padre e a quelle del vescovo di Viterbo perchè tutti i cristiani possano trovare l’entusiasmo e

“il coraggio, di camminare in presenza del Signore,

con la Croce del Signore;

di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce;

e di confessare l’unica gloria:

Cristo Crocifisso”.

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