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SacroCuore

Celebrazione dell’Ultima Cena e Lavanda dei piedi:

Ore 19,30 chiesa Bellaria Monte

Ore 21,00 chiesa Bellaria Centro. Adorazione “Orto degli ulivi” fino alle ore 24. (animata dall’AC)

Ore 21,00 chiesa San Mauro Mare

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Parola del Signore

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Gesù trascorre le ultime ore della sua vita terrena in compagnia dei suoi discepoli. Il Maestro manifesta un amore straordinario per gli apostoli, impartendo loro insegnamenti e raccomandazioni. Durante l’ultima Cena, Gesù ha mostrato – con le sue parole – l’amore infinito che aveva per i suoi discepoli e gli ha dato validità eterna istituendo l’Eucaristia, facendo dono di sé: egli ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima. Egli ha espresso il suo amore nel dolore che provava quando ha annunciato a Giuda Iscariota il suo tradimento ormai prossimo e agli apostoli la loro debolezza. Egli ha fatto percepire il suo amore lavando i piedi agli apostoli e permettendo al suo discepolo prediletto, Giovanni, di appoggiarsi al suo petto. Nella sua vita pubblica, Gesù ha raccomandato più di una volta ai suoi discepoli di non cercare di occupare il primo posto, ma di aspirare piuttosto all’umiltà del cuore. Ha detto e ripetuto che il suo regno, cioè la Chiesa, non deve essere ad immagine dei regni terreni o delle comunità umane in cui ci sono dei primi e degli ultimi, dei governanti e dei governati, dei potenti e degli oppressi. Al contrario, nella sua Chiesa, quelli che sono chiamati a reggere dovranno in realtà essere al servizio degli altri; perché il dovere di ogni credente è di non cercare l’apparenza, ma i valori interiori, di non preoccuparsi del giudizio degli uomini, ma di quello di Dio.
Nonostante l’insegnamento così chiaro di Gesù, gli apostoli continuarono a disputarsi i primi posti nel Regno del Messia.
Durante l’ultima Cena, Gesù non si è accontentato di parole, ma ha dato l’esempio mettendosi a lavare loro i piedi. E, dopo aver finito, ha detto: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,13-14).
La Cena si ripete nei secoli. Infatti Gesù ha investito gli apostoli e i loro successori del potere e del dovere di ripetere la Cena eucaristica nella santa Messa.
Cristo si sacrifica durante la Messa. Ma, per riprendere le parole di san Paolo, egli resta lo stesso “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8).
I credenti che partecipano al Sacrificio eucaristico cambiano, ma il loro comportamento nei confronti di Cristo è più o meno lo stesso di quello degli apostoli nel momento della Cena. Ci sono stati e ci sono tuttora dei santi e dei peccatori, dei fedeli e dei traditori, dei martiri e dei rinnegatori.
Volgiamo lo sguardo a noi stessi. Chi siamo? Qual è il nostro comportamento nei confronti di Cristo? Dio ci scampi dall’avere qualcosa in comune con Giuda, il traditore. Che Dio ci permetta di seguire san Pietro sulla via del pentimento. Il nostro desiderio più profondo deve però essere quello di avere la sorte di san Giovanni, di poter amare Gesù in modo tale che egli ci permetta di appoggiarci al suo petto e di sentire i battiti del suo cuore pieno d’amore; di giungere al punto che il nostro amore si unisca al suo in modo che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

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1° gennaio 2018

Solennità di Maria Madre di Dio e giornata mondiale della Pace. Tutti noi oggi veneriamo Maria santissima, Madre di Dio e Madre della Chiesa e invochiamo la sua protezione all’inizio del nuovo anno, quale segno di consolazione e di sicura speranza.
Maria Madre di Dio

 

I  pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Maria custodiva queste cose, meditandole nel suo cuore.

LA Vergine Maria ha accolto Gesù come una madre accoglie suo figlio. Nella fede si è aperta totalmente al suo mistero. Ella è la Madre santa, la piena di grazia che ha dato alla luce il Salvatore. Nella fede Maria trova il suo più bel titolo di gloria, sulla fede si fonda la sua maternità spirituale. L’invocazione liturgica, che Mosè indica ai sacerdoti quale formula per benedire e attirare la benevolenza divina sul popolo eletto (I Lettura), descrive la fede di Israele nel Dio vivente, sempre presente e all’opera nel cuore dell’umanità. San Paolo (II Lettura) ci svela il disegno di Dio che ha voluto che il suo Figlio si facesse uomo nascendo da una donna, affinché diventassimo suoi figli e imparassimo a vivere come tali, nella libertà e nell’amore. Il Vangelo, scelto per la liturgia di inizio anno, racconta la visita dei pastori al presepio. La vergine Maria prega e medita in silenzio le meraviglie operate da Dio. Gli auguri per il nuovo anno alla luce della fede non possono consistere solo in parole, ma debbono tramutarsi in azioni che promuovano la pace tra di noi e nel mondo intero.

1 gennaio 2018 51^ Giornata Mondiale della Pace  “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”

Anche quest’anno si terrà a Rimini, il 1° gennaio 2018 dalle ore 15 alle ore 18, per le vie del centro storico, la Marcia della Pace promossa dalla Diocesi di Rimini, in collaborazione con l’Associazione Musulmana A.C.V. (Associazione Culturale Valconca) e con il patrocinio del Comune di Rimini.

L’appuntamento è per il 1° gennaio 2018 con ritrovo e partenza dal cortile della Chiesa di San Nicolò, in via Ravegnani, alle ore 15.00. Dopo il cammino per le vie del centro cittadino con una breve sosta davanti alla chiesa di Santa Rita, la marcia prevede un momento di approfondimento in sala Manzoni e sarà conclusa da un breve intervento del Vescovo di Rimini

Marciando per le strade della città vogliamo fare nostre le parole che Papa Francesco ci ha donato nel messaggio della giornata:

Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate.”

Come ogni anno la Marcia intende accendere i riflettori su un tema di respiro internazionale ed uno a livello locale. Per quest’anno si è pensato, come tema di respiro internazionale, ai profughi siriani in Libano e alla proposta di pace che è nata dalla loro disperazione, raccolta dai volontari dell’Operazione Colomba che vivono con loro e alla famiglia siriana arrivata a Coriano con i corridoi umanitari.

A livello locale, facendo nostro l’appello della giornata e pensando all’anno appena trascorso fermeremo l’attenzione sui migranti / rifugiati e sui Sinti. Questi temi vogliono aiutarci a riflettere sulla pace intesa come dialogo e accoglienza concreta e possibile che vanno praticati negli atteggiamenti quotidiani che ciascuno mette in campo: in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro, nel tempo libero.

La giornata farà da ponte con il 14 gennaio 2018 Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dal titolo “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”.

Per chi lo desidera alle 18 il Vescovo Lambiasi celebra la Messa in Cattedrale, nella festa della Madre di Dio.

Don Maurizio Fabbri Vicario Vescovile

Lo chiamavano “Il prete del mattone”. E il nomignolo ben si adatta a don Tonino Brigliadori. Ovunque è stato chiamato, infatti, il sacerdote riminese ha scosso e ammodernato ambienti parrocchiali, apportando aria di rinnovamento.
In realtà, don Tonino ha speso tutta la vita per costruire – più che una Chiesa di mattoni – relazioni interpersonali e indicare a tutti la via di Cristo.
Figura poliedrica, sacerdote affascinato dall’idea di una Chiesa nuova, viva, più aperta, partecipe e comunitaria, don Brigliadori ha acutamente riconosciuto l’evoluzione dei tempi, con il coraggio di rinnovarsi ma sempre alla luce del Vangelo.
La Comunità Diaconale a cui ha dato vita in Diocesi ne è una prova.
Prete in bicicletta, sempre in sella per le vie della città, era instancabile nel visitare i parrocchiani, specialmente malati o chiunque fosse bisognoso d’ascolto.
Nemmeno la malattia ne ha spento la fi amma ardente. Anzi, da vero “combattente” che agiva al motto: “C’è ancora molto da fare”, il sacerdote riminese anche nella sofferenza e nella prova ha lasciato un’indimenticabile testimonianza di fede.

Ancora oggi riecheggia
il suo tipico saluto:
“Grazie per tutto e per sempre”.

Il ricavato della vendita del libro
verrà donato alla Casa del Clero di Rimini

Ciao Don Tonino,

sono passati ormai due anni da quando ci hai lasciato, ma le tue belle opere vivono in noi e ci accompagnano durante la nostra Missione.

“Accoglienza” è la parola chiave di tutto il percorso per un cristiano, “saper accogliere ed essere accolti” dicevi…

Continuiamo a celebrare le Lodi, come tu ci hai insegnato, ed è bello cominciare la giornata recitandole sulla spiaggia, dove ogni persona ringrazia di questo bel momento di preghiera e di poter conoscere e relazionarsi con persone nuove.

Continuiamo anche con i gruppi biblici che tu hai avviato ed è altrettanto bello leggere e meditare il Vangelo la sera, o in altri momenti della giornata con diverse persone e vivere un momento di raccoglimento con Gesù e di riposo con il Padre. Tutte cose belle queste, che abbiamo ricevuto da te.

Tu, Don Tonino , ci credevi veramente e portavi avanti il Disegno di Dio.

Ci ripetevi continuamente di raccoglierci in Preghiera e di fare Silenzio. Tutto questo avrebbe portato tanti frutti: quelli dell’amore…

Liturgia

Vaticano

Il Santo del giorno